Un connubio gastronomico-cinematografico, almeno nel titolo, per la quarta regia di Fariborz Kamkari. Il regista nato in Iran, curdo, studente di letteratura drammatica a Teheran, debuttante al cinema nel 2002, si è imposto all’attenzione con I fiori di Kirkuk (2010).

Il film racconta come all’improvviso la piccola comunità musulmana di Venezia si trovi sfrattata dalla propria moschea per iniziativa di una parrucchiera islamica che trasforma il luogo in un salone di bellezza. Nel tentativo di non far precipitare le cose, viene chiamato in soccorso un imam afghano giovane e inesperto. Del piccolo gruppo di adepti fanno parte anche Bepi, un veneziano convertito all’Islam, il ‘presidente’ della comunità Karim, la musulmana progressista Fatima e il curdo Ala. In più c’è Zara, la parrucchiera che ha provocato il contenzioso. Il tentativo di trovare un punto d’incontro tra i musulmani e Zara va avanti tra equivoci, incertezze, beghe di vario tipo. Ma la soluzione è in agguato…

Nel film si muovono con agilità e buona dinamica Giuseppe Battiston (Bepi, il veneziano convertito e nemico delle banche) e alcuni interpreti musulmani/occidentali Mehdi Meskar (l’imam giovane) e Maud Buquet (la parrucchiera dello scandalo, Hassan Shapi, Ester Elisha.

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Da segnalare la colonna sonora composta ed eseguita con un frizzante melange multiculturale da L’orchestra di Piazza Vittorio.

In sala da domani!